Chiudere la Partita IVA nel 2020: come fare e quanto costa?

Il 2020 sarà un anno particolarmente difficile per la Partita IVA, tanto che secondo le previsioni saranno almeno 10,000 i professionisti a chiuderla. La chiusura della Partita IVA non è un’operazione automatica ma spetta al suo titolare, attraverso modelli o procedure differenti in funzione della sua categoria professionale.
Se per le Partite IVA aperte prima dell’aprile 2010 le procedure erano svolte interamente dall’Agenzia delle Entrate, per quelle più recenti può bastare anche la procedura telematica della Comunicazione Unica della Camera di Commercio. Vi sono infatti procedure, moduli e spese differenti, proprio per tale ragione è necessario studiare bene il proprio caso qualora si voglia chiudere la Partita IVA nel 2020.

Come chiudere Partita IVA? Informazioni preliminari

Fare impresa in Italia diventa sempre più difficile, specie nel 2020 dopo la Legge di Bilancio e il Decreto Fiscale  . E’ esattamente per questo che molti professionisti decidono di cessare la loro attività e chiudere la Partita IVA, dopo aver visto come aprire una Partita IVA, oggi vediamo invece come comunicare al fisco la cessazione di questa nostra attività .

Per comodità di tasse, contributi e conguagli, i professionisti preferiscono chiudere la loro Partita IVA al termine dell’anno: nello specifico, indipendentemente dal periodo, deve essere chiusa entro 30 giorni dalla cessazione della propria attività. Medesima procedura avviene anche nel caso si effettui una variazione di proprietà o ragione sociale, anch’essa una pratica sempre più richiesta.

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Chiudere la Partita IVA nel 2020: come fare e quanto costa?

Chiudere la Partita IVA nel 2020, le procedure

A seconda della propria categoria professionale e ragione sociale, la procedura di chiusura della Partita IVA presenta differenze in merito ai moduli utilizzati dall’Agenzia delle Entrate:

  • Modulo AA9/12 per persone fisiche, ditte individuali, artigiani, autonomi, professionisti, artisti
  • Modulo AA7/10 per società, s.r.l., s.p.a., s.a.s., associazioni

Per chiudere queste tipologie di Partita IVA, che siano destinate a persone fisiche, società o associazioni, entrambi i moduli vanno consegnati entro 30 giorni dalla cessazione dell’attività in 3 modalità:

  • Telematicamente sulla piattaforma Entratel dell’agenzia
  • Personalmente o con delega in un ufficio dell’agenzia
  • Con raccomandata A/R indirizzata a un ufficio dell’agenzia, allegando copia del documento di riconoscimento

Nella compilazione del modulo va inoltre specificato il codice ATECO della propria attività. Le dichiarazioni verranno ritenute consegnate solo nel giorno in cui risulteranno spedite. In seguito, si comunicherà la chiusura della Partita IVA alla Camera di Commercio, seguendo differenti modalità in funzione della ragione sociale:

  • Ditte individuali e liberi professionisti dovranno compilare il modello I2 specificando la cessazione dell’attività, allegando eventuali certificazioni e autorizzazioni comunali o da altri enti
  • Artigiani e commercianti seguiranno la medesima procedura per le ditte individuali, rivolgendosi inoltre al comune in cui si è dichiarato l’inizio dell’attività
  • Società e associazioni avranno l’obbligo di liquidare beni aziendali e risolvere rapporti pendenti, mentre i soci dovranno compilare e presentare il modulo AA7/11

Dopo aver inviato comunicazione all’Agenzia delle Entrate e alla Camera di Commercio, la cessazione d’attività verrà comunicata a INPS e Inail per revocare anche le posizioni contributive, rendicontando versamenti e pagamenti e considerando eventuali conguagli.

Quanto costa chiudere la Partita IVA nel 2020? Chi è soggetto alle spese?

Di per se, la chiusura di una Partita IVA non comporta costi aggiuntivi a quelli regolarmente sostenuti per la propria attività professionale. Solo per le attività iscritte al Registro delle Imprese, per cui occorre svolgere la procedura semplificata della Comunicazione Unica della Camera di Commercio, è necessario sostenere le spese per la cancellazione:

  • Segreteria, 90,00 euro
  • Modelli UL e S5 telematici, 30,00 euro
  • Modelli su supporto digitale informatico, 50,00 euro
  • Dichiarazione società semplice, 18,00 euro (solo società semplici)
  • Marca da bollo, 17,50 euro (solo ditte individuali)
  • Modello R cartaceo, 23,00 euro (solo associazioni, fondazioni, comitati ed enti non societari)

Queste spese saranno quindi onere dei professionisti obbligati all’iscrizione al Registro delle Imprese, che sono:

  • Imprenditori commerciali
  • Società
  • Consorzi
  • Enti pubblici a fine di attività commerciale
  • Società estere con sede legale in Italia
  • Soggetti nella Sezione Speciale
    • Società semplici
    • Imprenditori agricoli
    • Imprese artigiane
    • Piccoli imprenditori

Sono invece esentati dalle spese i soggetti non obbligati all’iscrizione:

  • Liberi professionisti
  • Collaboratori coordinati
  • Venditori porta a porta
  • Esercenti attività temporanee o artistiche
  • Imprese agricole con fatturato fino a 10,239 euro
  • Aziende coniugali e familiari
  • Associazioni imprenditoriali
  • Enti non-commerciali
  • Società di mutuo soccorso

Inoltre, grazie al Decreto Fiscale 2017 (d.l. 193/2016) a partire da dicembre 2019 l’Agenzia delle Entrate sta procedendo alla chiusura d’ufficio delle Partite IVA inattive da almeno 3 anni, ossia quelle che non hanno presentato dichiarazione dei redditi tra 2016 e 2018: se prima del decreto si prevedeva una sanzione tra 516 e 2,065 euro in caso di mancata comunicazione di cessata attività, dal 1 gennaio 2020 per tale procedura non verranno applicate ammende amministrative.

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Conclusioni

Con la nuova regolamentazione del regime forfettario (emanata dalla Legge di Bilancio 2020 modificando l’art.1 del d.l. 190/2014) si potrebbe assistere ad un anno particolarmente difficile per le professioni, che potrebbero subire la chiusura di oltre 10,000 Partite IVA escluse dai benefici di tale regime. E’ la ragione per cui molti professionisti prendono questa ardua decisione.

A conti fatti, chiudendo una Partita IVA si implica la necessità di cessare definitivamente la propria attività commerciale. Capendo come chiudere la Partita IVA nel 2020 si possono notare delle procedure semplificate rispetto al passato, continuando a sostenere però una consistente mole di pratiche burocratiche, che passano per 2 soggetti distinti:

  • Agenzia delle Entrate
  • Comunicazione Unica, per tutte quelle attività iscritte al Registro delle Imprese

Non manca poi la comunicazione di cessata attività a INPS e Inail, per chiudere definitivamente anche trattamenti pensionistici e posizioni contributive.

Ogni categoria professionale presenta le sue modalità di cessazione attività passando però per gli stessi enti che ne hanno rappresentato anche l’apertura attraverso procedure che, negli anni, vengono semplificate e rese più accessibili.

Nonostante da dicembre 2019 l’Agenzia delle Entrate effettui chiusura d’ufficio per quelle Partite IVA inattive da almeno 3 anni senza sanzioni amministrative, anche senza spesa alcuna la chiusura di una Partita IVA rappresenta una sconfitta per ogni imprenditore e professionista, specialmente nel 2020 che, come previsto, sarà un anno particolarmente difficile per le figure professionali e qualunque italiano voglia fare impresa.

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