Titoli di Stato tassazione plusvalenze e rendimento: come e quanto si deve pagare

Quanto è la tassazione sul capital gain dei Titoli di Stato italiani, quante tasse bisogna pagare sulle plusvalenze e il rendimento dei titoli di Stato?
BTP, BOT, CTZ e i CCT. Sono le sigle che si riferiscono ai Titoli di Stato italiani, uno dei prodotti di investimento preferiti dai cittadini.
Tra le domande che i risparmiatori si pongono, oltre al rendimento e alla sicurezza, una delle più importanti è legata a quante e quali tasse si devono pagare sul capital gain cioè sulle plusvalenze e sui rendimenti dei Titoli posseduti che vanno a formare i redditi da Capitale.

Tassazione Titoli di Stato

I Titoli di Stato italiani hanno una forma di tassazione che varia in base al tipo di reddito prodotto cioè agli interessi o plusvalenze da cessione degli stessi e del soggetto titolare del titolo: impresa commerciale o persona fisica.
A regolare l’applicazione delle tasse su questi prodotti è il Decreto Legislativo numero 239/96 (e successive modifiche ed integrazioni) ed il D.p.r. 917/1986-Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

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Titoli di Stato italiani: il regime fiscale

La tassazione sui Titoli di Stato italiani differisce in base al regime fiscale di riferimento che varia in base al soggetto titolare dello strumento finanziario. Si distingue tra 2 regimi fiscali per la tassazione sui Titoli di Stato italiani. Il regime fiscale relativo alle imprese commerciali prevede che gli interessi maturati da un’attività di impresa vengono calcolati nell’ammontare della base imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi.
Il regime fiscale per le persone fisiche ha un’imposta sostitutiva del 12,5% applicato con una ritenuta alla fonte a titolo definitivo sugli interessi cedolarimaturati fuori dall’esercizio di un’attività d’impresa.

Titoli di Stato tassazione plusvalenze e rendimento: come e quanto si deve pagare

La tassazione sulle persone fisiche

In Italia i Titoli di Stato sono uno strumento di risparmio particolarmente apprezzato in particolare dai nuclei familiari. Tenuto conto della platea dei clienti, la legislazione fiscale ha stabilito un trattamento agevolante con lo scopo di incentivare sempre di più la sottoscrizione dei Titoli. Le persone fisiche, come detto, devono pagare un’imposta sostitutiva con aliquota del 12,50% che si applica sui seguenti redditi: interessi cedolari; differenza tra prezzo di emissione sotto la pari (100) e valore di rimborso.
La tassazione sui Titoli di Stato italiani incidono sul cittadino rifacendosi sugli interessi maturati nel periodo di possesso, il cosiddetto holding perioddei titoli di Stato posseduti.
Nel caso dei Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) e dei Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ) senza cedola, gli interessi sono costituiti dalla differenza positiva tra il valore di acquisto ed il valore di rimborso. Su tale differenza viene calcolata l’imposta sostitutiva con aliquota del 12,50%.

Pagare le tasse sui Titoli

Chi rientra nella categoria delle persone fisiche e non ha un esercizio di un’attività d’impresa, non deve fare nulla per pagare le tasse. L’imposta sostitutiva viene prelevata alla fonte dall’intermediario finanziario o l’istituto bancario attraverso il metodo della ritenutaa titolo di imposta definitiva. Al sottoscrittore non viene chiesto alcun altro onere, né sostanziale né formale. Il contribuente peraltro non deve riportare nulla nella compilazione della dichiarazione dei redditi.
Le norme fiscali e quelle finanziarie (TUB) stabiliscono che l’intermediario o la banca abbia residenza fisica sul suolo italiano e agire nelle 2 fasi di gestione dei Titoli di Stato italiani che possono determinare un reddito per il contribuente: riscossione degli interessi cedolari; trasferimenti di Titoli di Stato. In relazione alla normativa di riferimento, rientrano nel trasferimento dei titoli le seguenti operazioni: le cessioni; qualsiasi altro atto, a titolo oneroso o gratuito, che comporta il cambiamento della titolarità giuridica dei titoli; i trasferimenti ad altro deposito o conto attivo presso lo stesso o differente intermediario; i prelievi effettuati da depositi attivi presso altri intermediari.

Persone fisiche residenti all’estero

Coloro che sono residenti all’estero non pagano le tasse sui Titoli di Stato italiani a meno che non siano soggetti residenti nei Paesi cosiddetti White List.
I paesi della White List differiscono da quelli Black List dal momento che gli Stati vantano un regime fiscale privilegiato ma sono aperti all’interscambio di informazioni con le altre Nazioni attraverso la stipula di apposite convenzioni.
La lista bianca comprende gli Stati e territori collaborativi che prevedono un adeguato scambio di informazioni tramite una convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito.
Se le persone fisiche non residenti non rispondono ai requisiti previsti dalla normativa fiscale, i redditi derivanti dai Titoli di Stato italiani posseduti saranno soggetti a tassazione con l’imposta sostitutiva al 12,50%.

La tassazione agevolata

La tassazione agevolata riguarda i titoli emessi da amministrazioni pubbliche (titoli di Stato, BTP o buoni tesoro pluriennali, buoni postali fruttiferi, BOT o buoni ordinari del tesoro, BOC o buoni ordinari comunali) o prestiti obbligazionari emessi da amministrazioni pubbliche. Tutti questi prodotti usufruiscono dell’aliquota più bassa del 12,50% e per i titoli emessi da Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni secondo il D.M. 4 settembre ’96.

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